Corteo Storico

PREMESSA ALL'ILLUSTRAZIONE STORICA

I quadri e i costumi proposti sono ricostruzioni di aspetti di vita reale documentati con sicurezza nella Marca Trevigiana del XIII e, specialmente, del XIV secolo.

La correttezza storica impone comunque di chiarire che, di tutte le amministrazioni locali, solo quelle dei villaggi erano allora realmente esistenti. Quelle dei borghi del castello vennero introdotte (ad eccezione della Pieve Nova) solo in epoca successiva, sotto il governo veneziano. Le esigenze della coreografia e del gioco hanno però suggerito di prendere una licenza storica e di anticipare cronologicamente tali istituzioni in modo che ogni squadra possa essere degnamente rappresentata anche durante la sfilata del corteo.

I costumi sono invece correttissimi e curati fin quasi nei minimi particolari, avendo avuto l’accortezza di lasciare alle sarte, ai calzolai e ai fabbri quel margine di intervento personale sul modello base che era certamente presente anche in origine.

Un discorso a parte meritano infine gli stemmi dipinti sugli scudi. Essi cominciano ad essere usati come rappresentazione delle famiglie proprio in quegli anni e sono, quindi, diffusissimi gli stemmi individuali e le variazioni sul tema. Gli scudi usati nella pratica militare vera e propria non erano così standardizzati nei colori come possiamo pensare noi. Qui si è voluto tener conto anche di queste realtà e, mentre esigenze di carattere coreografico hanno suggerito di individuare gruppi di armati in base ai colori degli scudi, contemporaneamente i gruppi di frazione e di quartiere sono stati lasciati liberi di scegliere i colori e le figure, pur della stessa famiglia, in modo da far rivivere anche l’antica varietà.

 
IL GROSSO D’ARGENTO

In tutta la Marca Trevigiana venivano usate le monete veneziane. Tra queste spiccò a lungo quella detta grosso o ducato d’argento. Venne coniato per la prima volta sotto il dogato di Enrico Dandolo, fra il 1202 e il 1204, anche se cominciò a circolare in terraferma solo intorno al 1250. Era di argento quasi puro (965/1000), pesava 2,2 grammi ed aveva un diametro di 20 mm circa.

La moneta che viene proposta per l’uso nella Fiera del castello ne riproduce solamente il disegno: su un lato è rappresentato il Redentore seduto in trono, sull’altro lato San Marco consegna il vessillo al doge.

 

LA PRESENZA RELIGIOSA - I DUE PIEVANI

Il castello originariamente faceva parte della parrocchia della Pieve Nova, nonostante avesse al suo interno, fin dall’origine, una propria cappella dedicata a S. Liberale, protettore della città - madre. Fra questa chiesa e quella esterna nacquero molto presto acuti dissidi legati alla supremazia di una sull’altra. Per lungo tempo l’unica pieve venne retta da due pievani, uno detto della chiesa de dentro e l’altro della chiesa de fora, entrambi contitolari della stessa parrocchia. Questo, anziché quietare gli animi, li accese ancora di più coinvolgendo nella questione buona parte della popolazione. Infine, alla chiesa di dentro venne riconosciuta dignità di parrocchia autonoma e alla chiesa de fora la supremazia per antichità. Gli asti comunque non cessarono e si dice che, pur attenuati, durino tuttora.

 

I CONSOLI E LA LORO CORTE

I Consoli dovevano avere almeno venticinque anni, dovevano appartenere al grado maggiore (nobili) per nascita del padre odella madre, dovevano avere un patrimonio in beni immobiliari di almeno 1.500 lire di piccoli (attuali 180 milioni di lire, molto circa).La giurisdizione dei consoli castellani si estendeva da Casacorba e Piombino fino a Vedelago, Pagnano, Fonte, S. Zenone, Mussolente e Romano. Duravano in carica sei mesi. I consoli dovevano avere un cavallo buono ed un ronzino. Personalmente dovevano possedere corazza, guanti di maglia di ferro, collare, elmo, scudo e lancia. Prima di assumere la carica dovevano giurare davanti al Podestà di Treviso di fare buona e sicura custodia del castello, segnalando subito ogni sospetto di tradimento o di attacco nemico. Era loro vietato, pena la decadenza dalla nomina, di ricevere alcun tipo di compenso, a qualsiasi titolo, che non fosse il loro stipendio. Non solo non potevano appropriarsi dei beni del Comune, ma dovevano anche denunciare chiunque lo facesse. Avevano l’obbligo di risiedere continuamente a Castelfranco con la moglie e l’intera famiglia.Amministravano la giustizia fino a venti lire di piccoli (circa 2.400.000 Lit.). Il condannato si poteva appellare al Podestà di Treviso, ma se lo avesse fatto senza valido motivo doveva accollarsi le spese della controparte. Dal 1268 furono sottratte ai consoli le cause penali o di maleficio, come si diceva allora. Tutti i redditi provenienti da Castelfranco dovevano essere registrati in un apposito libro e ogni tre mesi consegnati ai massari del Comune di Treviso. Uno dei due consoli doveva sempre essere in sede e quello che se ne doveva legittimamente allontanare doveva prima avvisare il collega. Nessuno dei due doveva rimanere fuori di Castelfranco oltre due notti senza la licenza del Podestà trevigiano. Il salario dei consoli era di 100 lire di piccoli (circa 12.000.000 Lit.) per tutti i sei mesi e veniva pagato in due rate.   I consoli di Castelfranco erano accompagnati da sei banditori, undici guardie, un massaro con un notaio, due giurati di giustizia con un notaio, due pubblicatori con un notaio, un giurato alla stadera (o pesatore di carne e cacio) con un notaio, un notaio del maleficio.   I banditori (o precones) dovevano avere almeno venticinque anni, essere cittadini trevigiani per nascita propria o del padre o della madre. Dovevano portare al capo o al collo una infula (o bereta) vermiglia.   Facevano di tutto, dal portare ordini e disposizioni all’aprire e chiudere il palazzo pubblico, dal reggere il lume nelle ispezioni notturne alle guardie delle porte all’accompagnare i condannati al patibolo. Dovevano inoltre possedere un cavallo per le missioni fuori città. I massari erano una specie di assessori al Bilancio e al Patrimonio che erano tenuti a controllare ed amministrare. I giurati di giustizia provvedevano alle riscossioni di multe, ammende e contravvenzioni varie e provvedevano a consegnarle ai massari. Inoltre dovevano indagare che pesi, misure e confezioni delle merci in vendita nei vari negozi fossero rispondenti ai termini di legge.I pubblicatori dovevano sorvegliare strade e fossi pubblici e provvedere alla loro perfetta tenuta in ordine.   Il giurato alla stadera controllava i pesi di macellai (becari) e rivenditori di formaggio (casolini). Il notaio al maleficio doveva registrare diligentemente quanto gli veniva dettato e suggerito e verbalizzare le testimonianze. Era soggetto al segreto d’ufficio.Assisteva i consoli nelle loro indagini e conseguenti contromisure in ogni tipo di delitto.

 

AMMINISTRAZIONE DI BORGHI E VILLAGGI

I rappresentanti ufficiali di Treviso nei villaggi e nei borghi erano i merighi e i giurati. La maggiore autorità spettava al meriga.Per l’elezione di costui si preparava un elenco (o stella) di uomini del villaggio ritenuti più adatti, poi si procedeva per ordine di esso. Chi veniva eletto non poteva più esserlo fino all’esaurimento dell’elenco stesso. Merighi e giurati provvedevano poi ad eleggere gli impositori o esattori di collette. Tutti costoro dovevano avere almeno venti anni, essere incensurati e godere di buona reputazione.

Merighi e giurati

  • - procedevano alla nomina dei successivi
  • - controllavano che il villaggio fosse fornito di loviera o trappola per i lupi che allora infestavano le nostre campagne
  • - dovevano denunciare i delitti e provvedere con gli altri abitanti alla cattura dei rei
  • - ad ogni elezione del Podestà, dovevano recarsi a Treviso per giurargli obbedienza
  • - dovevano tenere presso di sè la legislazione relativa alla mezzadria, alla piantagione e coltivazione di viti e olivi, alle decime e ai quartesi
  • - imponevano multe fino a 100 soldi di piccoli (circa 600.000 Lit.)
  • - sorvegliavano che a tre miglia dai confini non venissero esportate biade fuori del territorio comunale.

I guardiani (o saltari) dovevano sorvegliare che i vari campi, broli ed orti non subissero danni da chicchessia.

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