I consoli e la loro corte

I Consoli dovevano avere almeno venticinque anni, dovevano appartenere al grado maggiore (nobili) per nascita del padre o della madre,dovevano avere un patrimonio in beni immobiliari di almeno 1.500 lire di piccoli (attuali 90.000 euro circa).
La giurisdizione dei consoli castellani si estendeva da Casacorba e Piombino fino a Vedelago, Pagnano, Fonte, S. Zenone, Mussolente e Romano, e duravano in carica sei mesi.
I consoli dovevano avere un cavallo buono ed un ronzino, dovevano possedere corazza, guanti di maglia di ferro, collare, elmo, scudo e lancia.
Prima di assumere la carica dovevano giurare davanti al Podestà di Treviso di fare buona e sicura custodia del castello, segnalando subito ogni sospetto di tradimento o di attacco nemico.
Era loro vietato, pena la decadenza dalla nomina, di ricevere alcun tipo di compenso, a qualsiasi titolo, che non fosse il loro stipendio. Non solo non potevano appropriarsi dei beni del Comune, ma dovevano anche denunciare chiunque lo facesse.
Avevano l’obbligo di risiedere continuamente a Castelfranco con la moglie e l’intera famiglia, uno dei due consoli doveva sempre essere in sede e quello che se ne doveva legittimamente allontanare doveva prima avvisare il collega. Nessuno dei due doveva rimanere fuori di Castelfranco oltre due notti senza la licenza del Podestà trevigiano.
Il salario dei consoli era di 100 lire di piccoli (circa 600 euro) per tutti i sei mesi e veniva pagato in due rate.
Amministravano la giustizia fino a venti lire di piccoli (circa 1.200 euro).
Il condannato si poteva appellare al Podestà di Treviso, ma se lo avesse fatto senza valido motivo doveva accollarsi le spese della controparte.
Dal 1268 furono sottratte ai consoli le cause penali o di maleficio, come si diceva allora.
Tutti i redditi provenienti da Castelfranco dovevano essere registrati in un apposito libro e ogni tre mesi consegnati ai Massari del Comune di Treviso.
I consoli di Castelfranco Veneto erano accompagnati da :

  • sei banditori,
  • undici guardie,
  • un massaro con un notaio,
  • due giurati di giustizia con un notaio,
  • due pubblicatori con un notaio,
  • un giurato alla stadera (o pesatore di carne e cacio) con un notaio,
  • un notaio del maleficio.

I Banditori
I banditori (o Precones) dovevano avere almeno venticinque anni, essere cittadini trevigiani per nascita propria o del padre o della madre.
Dovevano portare al capo o al collo una infula (o bereta) vermigliae facevano di tutto, dal portare ordini e disposizioni all’aprire e chiudere il palazzo pubblico, dal reggere il lume nelle ispezioni notturne alle guardie delle porte all’accompagnare i condannati al patibolo, dovevano inoltre possedere un cavallo per le missioni fuori città.

I Massari
I Massari erano una specie di assessori al Bilancio e al Patrimonio che erano tenuti a controllare ed amministrare.

I Giurati
I giurati di giustizia provvedevano alle riscossioni di multe, ammende e contravvenzioni varie e provvedevano a consegnarle ai Massari. Inoltre dovevano indagare che pesi, misure e confezioni delle merci in vendita nei vari negozi fossero rispondenti ai termini di legge.

I Pubblicatori
I pubblicatori dovevano sorvegliare strade e fossi pubblici e provvedere alla loro perfetta tenuta in ordine.

Il Giurato alla Stadera 
Il giurato alla stadera controllava i pesi di macellai (becari) e rivenditori di formaggio (casolini).

Il Notaio
Il notaio al maleficio doveva registrare diligentemente quanto gli veniva dettato e suggerito e verbalizzare le testimonianze, era soggetto al segreto d’ufficio, ed assisteva i consoli nelle loro indagini e conseguenti contromisure in ogni tipo di delitto.

AMMINISTRAZIONE DI BORGHI E VILLAGGI
I rappresentanti ufficiali di Treviso nei villaggi e nei borghi erano i merighi ed i giurati.
La maggiore autorità spettava al meriga, per l’elezione di costui si preparava un elenco (o stella) di uomini del villaggio ritenuti più adatti, poi si procedeva per ordine di esso, chi veniva eletto non poteva più esserlo fino all’esaurimento dell’elenco stesso.
Merighi e giurati provvedevano poi ad eleggere gli impositori o esattori di collette, tutti costoro dovevano avere almeno venti anni, essere incensurati e godere di buona reputazione.

I Merighi ed i giurati :

  • procedevano alla nomina dei successivi
  • controllavano che il villaggio fosse fornito di loviera o trappola per i lupi che allora infestavano le nostre campagne
  • dovevano denunciare i delitti e provvedere con gli altri abitanti alla cattura dei rei
  • ad ogni elezione del Podestà, dovevano recarsi a Treviso per giurargli obbedienza
  • dovevano tenere presso di sè la legislazione relativa alla mezzadria, alla piantagione e coltivazione di viti ed olivi, alle decime e ai quartesi
  • imponevano multe fino a 100 soldi di piccoli ( circa 300 € )
  • sorvegliavano che a tre miglia dai confini non venissero esportate biade fuori del territorio comunale.

I guardiani (o Saltari) dovevano sorvegliare che i vari campi, broli ed orti non subissero danni da chicchessia.

PENE ED ESECUZIONI
E’ vero, secondo i nostri principi il medio evo conosceva pene dure e crudeli. Ma non drammatizziamo oltre il necessario: l’idea di fondo era che la paura sarebbe stata un sufficiente deterrente al crimine, quindi erano normali sia la pena di morte (meno frequente di quel che si pensa .....) che le amputazioni.
La fantasia purtroppo non mancava ai nostri avi ma di una cosa dobbiamo dar loro atto: era la società che con le sue leggi propinava le pene, esse quindi dovevano essere pubbliche affinché tutti potessero vedere che venivano eseguite e in cosa consistevano realmente ...... che ognuno si assumesse la sua carica di responsabilità morale!
Le esecuzioni cruente avvenivano ad almeno tre miglia dalla città e comprendevano impiccagioni, amputazioni, roghi, corbellature e via discorrendo. Nelle piazze si poteva essere esposti nella gabbia, alla berlina oppure fustigati.
La tortura era estremamente rara e richiedeva il permesso degli anziani e dei consoli di Treviso, a volte addirittura quello dei due consigli dei Quaranta e dei Trecento; consisteva generalmente nel "tratto di corda" o nell’ustione dei piedi: molto più civili degli ignobili marchingegni cui ricorriamo (di nascosto) ai nostri giorni.
Il condannato veniva condotto (o "strascinato") al patibolo preceduto da un frate con la croce, un esponente della corte del podestà, un notaio dei malefici, uno o più banditori.

2013 © Associazione Palio Castelfranco V.