Sant'Andrea

VIOLENZA A CECILIA DI BAONE

Cecilia di Baone, ricca ereditiera padovana, era stata sposata da Ezzelino II da Romano che l’aveva soffiata, con tutto il suo patrimonio, al cugino Gerardo da Camposampiero. Costui non seppe fare buon viso a cattiva sorte e si vendicò dell’avversario violentandone la moglie giunta a Sant’Andrea nella primavera del 1178 per pregare un’immagine miracolosa della Madonna (ora Madonna delle Grazie).
L’intera scorta di Cecilia venne trucidata con l’inganno, tranne una guardia che venne lasciata vivere solo perché narrasse ad Ezzelino II il fatto con abbondanza di particolari.
 
MACCHINE DA GUERRA
Ogni assedio richiedeva opere di ingegneri per la costruzione di macchine in grado di scagliare proiettili sulle difese nemiche od oltre di esse. Venivano costruite al momento, a volte con mezzi di fortuna, sempre con molta inventiva e molti spunti personali che si innestavano su alcuni schemi di base.
Le "artiglierie" più efficaci erano comunque i trabucchi, una specie di catapulta a contrappeso che nei casi più sofisticati permetteva addirittura di correggere le parabole di tiro spostando i contrappesi sul braccio di potenza della leva.
 
IL FRATE AMANUENSE
Ben poche persone sapevano leggere e scrivere, spesso neanche i nobili. Era una prerogativa strettamente clericale, legata in maniera particolare ai monasteri in cui i frati amanuensi si incaricavano di copiare a mano ogni opera scritta ai loro tempi o ereditata dai tempi antichi. Era un lavoro paziente e prezioso non solo dal punto di vista culturale ma anche venale, visto che un libro raggiungeva spesso un valore pari o superiore a quello di una casa in muratura!
 
MENDICANTI E LEBBROSI
A quei tempi non esistevano ammortizzatori sociali, chi si ammalava e chi non riusciva a procurarsi denaro sufficiente per vivere poteva solo far conto sulla generosità della gente e sulla carità di un clero che spesso riceveva rendite e donazioni proprio per far fronte ad una povertà diffusa, da un lato, e al bisogno di cure, d’altro lato, per chi si ammalava.
Fra tutte le malattie era soprattutto la lebbra che colpiva l’immaginario delle masse. Essa infatti aveva un decorso di vari anni durante i quali il corpo dell’ammalato si riempiva di piaghe disgustose fino a corrompersi e a cadere lentamente "a brandelli". La paura che questo male incuteva a tutti era tale che i lebbrosi non potevano avere alcun contatto diretto con i sani ne ovviamente entrare in città. Dovevano tra l’altro segnalare la loro presenza con campanelli ed indicare quello che serviva loro con un bastone senza mai toccare direttamente ne merci ne persone.
 
SORANZA - DISTRUZIONE DI S. COLOMBAN
Nel 1246 S. Colombano venne rasa al suolo durante una serie di scorrerie fra Ezzelino III da Romano e suo fratello Alberico, signore di Treviso e schierato dalla parte guelfa.
Il villaggio scomparve e tornò a rinascere solo alcune generazioni dopo attorno alla villa dei Soranzo che acquistarono nel 1317 proprio i terreni che avevano formato il vecchio feudo dei da Romano: da allora si chiama Soranza.
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